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Come evitare altri Qatargate in Europa

Articolo a cura di Massimo Micucci, consulente di Open Gate Italia e docente a contratto di Relazioni istituzionali e lobbying, per StartMagazine


Dalle intercettazioni (da luglio ad oggi) sul caso definito “Qatargate” che vede coinvolti ex parlamentari, parlamentari, assistenti e membri di Ong, non si trova che qualche frase. Niente storie piccanti, niente fango sui terzi coinvolti.

I magistrati del Belgio hanno agito in condizioni di “flagranza”, bloccando (ed impedendo) la continuazione di fatti di reato, lo hanno fatto utilizzando gli strumenti previsti dalla legge, da trattati e strumenti di collaborazione, indagine e polizia “europei”.

L’impatto reputazionale e politico, tanto più grave viste le condizionalità imposte per regolamento agli Stati membri, non deve nascondere l’esistenza di regole comunitarie, faticosamente costruite per coordinare gli sforzi nella lotta al crimine e alla corruzione, che hanno consentito un intervento, anche extra territoriale, partendo dalla procura di Bruxelles.

Si lanciano ora molti allarmi contro gli eccessi dei lobbisti, i conflitti di interesse e le porte girevoli dei politici come punti “deboli” nel sistema preventivo.

I meccanismi di partecipazione e trasparenza hanno riguardato finora soprattutto la Commissione perché ha poteri di proposta ed esecutivi largamente prevalenti. Qui infatti vale il criterio “no registration no meeting”, ma solo dal 2021 un accordo interistituzionale unifica i registri per la trasparenza. Vista la crescente importanza del Parlamento è giusto ci sia un cambio di passo, dalle due parti però: più partecipazione e più trasparenza in tutte le istituzioni europee. Si deve chiudere il cerchio anche con un registro obbligatorio, ma attenzione al sopravvalutare l’efficacia delle regole e a quali regole.

  • Le Ong di cui alle indagini “Qatargate”: No Peace Without Justice, che condivide la sede con Fight Impunity (fondata e presieduta da Panzeri) è regolarmente iscritta al registro per la trasparenza, lì c’è tutto: nomi, cognomi, finanziamenti e risultano 11 persone, alcune di grande livello, accreditate presso la Commissione ma che al 6 dicembre 2023 non riportano neppure un incontro. Come mai? Dipende dal registro? Ci vuole più trasparenza, anche come scelta, anche da parte dei soggetti no profit.

  • Negli Stati Uniti, tra le infinite regole sulle attività di lobbying (LDA) la più antica è il Foreign Agent Registration Act (FARA) che dal 1938 pone la rappresentanza di interessi esteri direttamente sotto il controllo del Ministero di Giustizia. Non contiene divieti ma trasparenza. In base a questa regola, che l’amministrazione Biden promette di rafforzare, Alekseevna Khasyanova è stata accusata di una cospirazione russa volta ad interferire nel sistema politico degli Stati Uniti, e sulle elezioni di midterm del 2018 Michael T. Flynn si è dichiarato colpevole di false dichiarazioni all’FBI per le sue comunicazioni con l’ambasciatore russo negli Stati Uniti. È stato agente straniero per imprese turche e Russe, poi, per un mese, Consigliere per la Sicurezza per Trump. Paul J. Manafort Jr. (Presidente Campagna Trump) s’è dichiarato colpevole di: cospirazione per commettere più reati, tra cui la violazione delle regole FARA per mancata registrazione, false dichiarazioni e riciclaggio. (Qui alcuni casi recenti). Perché mai l’Europa e l’Italia che sono in guerra ed esposte ad influenze ed ingerenze esterne clamorose non hanno nulla del genere? Quali interessi Russi, Cinesi, Arabi o altri sono al lavoro a Bruxelles?

  • Quanto al Conflitto d’interessi o alle porte girevoli (revolving doors), una delle personalità indagate è la vicepresidente greca del Parlamento Europeo che è (o era) in carica, così come gran parte dei collaboratori. Nessuna porta girevole, che sarebbe comunque preferibile ad un così clamoroso conflitto di interessi.

  • La Commissione a differenza del Parlamento ha un codice di condotta che regola durante e dopo l’impegno professionale dei commissari e prevede il controllo di un comitato etico, un periodo di “cooling off” di 2 anni per gli stessi e di 3 per il Presidente. Per i parlamentari vale lo stesso pur avendo minori responsabilità dirette, ed un mandato popolare? Scegliere sulla base di una generica “opportunità”, invece che sulla base della trasparenza e di conflitti ben definiti è un po’ come istituire a priori una “polizia morale”.

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