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Lobbying, confronto tra lobbisti e parlamentari: “Legge fondamentale, ma sono necessari correttivi”

Articolo pubblicato su FirstOnline in data 26 marzo 2022

Di Redazione


Si è svolto presso l’Arciconfraternita dei Bergamaschi l’evento organizzato da Open Gate Italia, la società di consulenza guidata da Laura Rovizzi, con lo scopo di approfondire, discutere e confrontarsi sulla proposta di legge che disciplina l’attività di lobbying che dopo tre anni di iter parlamentare sembrerebbe essere vicina a colmare il vuoto normativo in Italia, uno dei pochi Paesi in Europa a non avere ancora una legge che disciplini materia.

L’incontro, dal titolo “DDL Lobbying: prospettive e criticità”, ha generato un dibattito aperto tra professionisti del settore ed una significativa rappresentanza istituzionale. In particolare, a tenere banco le richieste di modifiche alla legge, che si contrappongono alla c.d. realpolitik fatta emergere dall’on. Silvia Fregolent, la quale in apertura di lavori ha evidenziato come un eventuale passaggio in terza lettura alla Camera farebbe venir meno l’approvazione della legge. Andrea Morbelli, partner e Head of Public Affairs di Open Gate Italia, ha moderato una discussione nella quale si sono alternati gli onn. Federico Mollicone di Fratelli D’Italia, Vittoria Baldino e Francesco Silvestri del M5S, e il sen. Vittorio Massimo Berutti per Coraggio Italia, oltre alla già menzionata Silvia Fregolent di Italia Viva. “Siamo tra quelli che pensano che questa legge vada supportata ed approvata – ha detto Morbelli – ma come abbiamo evidenziato in audizione ci sono punti critici che vanno assolutamente rivisti, in particolare sulla trasparenza del processo. Si rischia di avere una legge monca, difficilmente attuabile, che non risponde agli obiettivi che sottendono alla necessità di una legge sulla lobby e alle esigenze di un mercato in continuo mutamento”. Obbligo di iscrizione: le eccezioni Nell’ambito della discussione alla Camera c’è stata l’eliminazione di alcuni gruppi di interesse dall’obbligo di iscrizione: sindacati, le associazioni di categorie maggiormente rappresentative, le società partecipate e i giornalisti. “In assoluto è corretto che chi fa il giornalista non possa iscriversi al registro della rappresentanza di interessi – ha detto Fabio Bistoncini -. Al tempo stesso bisogna tenere conto che in molte società il responsabile comunicazione delle relazioni istituzionali è giornalista anche se non esercita più la funzione di giornalista”. Bistoncini – fondatore e partner di FB e Associati -, che nell’occasione ha presentato il “Manifesto della buona lobby”, e Vincenzo Manfredi socio FERPI hanno quindi arricchito il dibattito di diversi spunti, soprattutto sull’opportunità di apportare alcune modifiche all’articolato attuale della legge, poco chiara in alcuni passaggi. Mentre Simone Dattoli ha sostenuto che “l’esclusione per le organizzazioni sindacali, quelle imprenditoriali e le società partecipate crea disparità tra soggetti che operano nello stesso settore, produce implicitamente interessi prevalenti su altri e apre a zone grigie e non normate”. Il progetto di legge che disciplina l’attività di lobbying Il testo approvato dalla Camera, e in agenda al Senato, prevede l’istituzione di un registro nazionale per la trasparenza dell’attività di relazione per la rappresentanza di interessi presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato con obbligo di iscrizione per coloro che intendono svolgere l’attività presso i decisori pubblici. Si stabilisce inoltre quali sono i decisori pubblici presso i quali i ‘lobbisti’ svolgono la propria attività: parlamentari e componenti del governo, rappresentanti degli organi delle autonomie territoriali, presidenti e componenti delle autorità indipendenti, organi di vertice degli enti statali, titolari degli incarichi di vertice degli enti territoriali e altri enti pubblici, responsabili degli uffici di diretta collaborazione delle istituzioni e degli organismi citati dalla nuova disciplina. Si stabilisce anche, trasparenza dell’agenda degli incontri dei rappresentanti di interessi. Per ciascun evento devono essere indicati: luogo, data, ora e durata dell’incontro; modalità di richiesta dell’incontro e soggetto che ha formulato la richiesta; oggetto dell’incontro; soggetti partecipanti all’incontro. Poi un codice deontologico, un Comitato di sorveglianza specifico presso l’Antitrust e un apparato sanzionatorio in caso di violazioni commisurato alla gravità della condotta.


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