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Perché Amazon, Microsoft e Google spendono sempre più in lobbying.


La sola Amazon è arrivata a investire 21,38 milioni di dollari, Google è passata da 11,9 a 13,2 milioni, Microsoft è a quota 10,53 milioni


Nel 2022 a Wall Street è stato segnato un record. Non in termini di quotazioni o capitalizzazioni, peraltro in fase discendente. Le Big Tech, oltre a registrare cadute di non poco conto nel loro valore (hanno perso circa 3.000 miliardi di dollari di valore di mercato), hanno avuto un’elevata intensità di lobbying a Washington.

La spesa, secondo un’analisi di OpenSecrets, l’associazione non profit che traccia i flussi di denaro nella politica americana e i suoi effetti sulle scelte dei legislatori, ha raggiunto livelli mai visti prima. La sola Amazon ha battuto il suo precedente record di oltre 19,3 milioni di dollari spesi nel 2021, arrivando a investire 21,38 milioni di dollari. Google è passata da 11,9 a 13,2 milioni, ma ben lontano dal suo record di 21,85 milioni del 2018, quando andavano intensificandosi le sue attività nel campo delle auto a guida autonoma. I 10,53 milioni spesi da Microsoft sono solo leggermente superiori al suo record del 2013, quando aveva toccato quota 10,49 milioni. Un fiume di denaro. E lo scorso 24 gennaio si è capito il perché.

Le accuse

Il dipartimento di Giustizia americano ha accusato Alphabet, la holding che controlla Google, di pratiche illegali sul mercato della pubblicità online. Si tratta della seconda causa avanzata dopo quella del 2020. Il sospetto è che una delle compagnie che con il suo motore di ricerca ha rivoluzionato il mondo del web abbia abusato della propria posizione di forza sul mercato nel suo ruolo di intermediario, fornitore e gestore delle aste online di annunci pubblicitari. Ma, oltre alle accuse, si punta a una sorta di smantellamento del gruppo.


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