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Uber Files, Carlo De Benedetti: “Mai fatto lobbying”

La risposta integrale dell’imprenditore alle domande dell’Espresso e del consorzio Icij riguardo l’inchiesta sulla società di trasporti


Articolo pubblicato su L'Espresso in data 15 luglio 2022.


Carlo De Benedetti, in risposta alle domande sugli Uber Files, ha confermato che tra il 2014 e il 2016 era azionista della multinazionale americana, ma ha negato di aver fatto pressioni su politici italiani per favorirla.

Le domande gli sono state inviate, ai recapiti indicati da L’Espresso, da una giornalista del Guardian, a nome di tutto il consorzio Icij. L’ingegnere ha risposto con una nota scritta in inglese, dove spiega di essere diventato azionista di Uber più di dieci anni fa, su invito di un suo amico banchiere di Morgan Stanley, e precisa di esserne uscito nel 2020.


L'imprenditore conferma la cena del 2015 nella sua casa di Roma, descritta negli Uber Files, con il lobbista americano David Plouffe e l’ex numero uno in Europa della multinazionale in Europa, Mark MacGann, segnalando che era presente anche il general manager di Uber in Italia, Carlo Tursi. De Benedetti smentisce però di aver mai partecipato a qualsiasi manovra politica: «Non ho mai fatto operazioni di lobbying con loro né con nessun altro».

Ecco il testo integrale della risposta in inglese di De Benedetti:


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Dear Mrs. Lawrence,

thank you for your message. In 2005 I accepted the invitation of my old friend David Dwek, who was Executive Director at Morgan Stanley at that time, to invest in Uber and my exit was in 2020. As a courtesy to David, I hosted a dinner at my residence in Rome in September 2015 with David Plouffe, Mark MacGann and Carlo Tursi who was Uber Italy’s general manager, but I never made lobbying operations with them or anybody else.

My best, Carlo De Benedetti

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